VAFFANCULO DAY (L’INNO CI SEI O NON CI SEI)
L’8 Settembre ormai è vicino….
Al V-Day ci sei o non ci sei, ed è meglio esserci, per far vedere a questo mondo politico che il popolo Italiano è stufo di prenderlo nel culo giorno dopo giorno.
Nell’attesa, gustatevi l’inno del V-Day (di L. Pari) che è pure una bella canzone

Nella tua pagina web scrivi di odiare i blog per diversi motivi, ma questo non ti ha impedito di pubblicare un commento sul mio post facendo pubblicità al tuo sito. Non ti sembra un comportamento superficiale ? Potevo capire un copia e incolla del tuo articolo, ma in questo modo, sfrutti le enormi potenzialità e visibilità dei blog, per arricchire di utenti il tuo sito……
Mah
Il signorino sta copiaincollando il suo commento su diversi blog, l’ha fatto anche sul mio:
http://malaerba.wordpress.com/2007/07/10/vaffanculo-day/
Personalmente ho scelto di segnalarlo come spam e quindi è sparito dalla lista dei commenti.
Ti ringrazio per la segnalazione
Ero indeciso se considere (kosmo) spam oppure no…. visto che non avevo la certezza di una sua mossa atta a publicizzare il suo sito, ma con la tua segnalazione ho avuto la conferma, quindi SPAM!!!!
Caro Elfobianco, sono l’autore dell’articolo segnalato da Kosmo (e che qui non citerò, per allontanare ogni sospetto del fatto che cerchiamo facile pubblicità). E’ vero, il nostro sito non ama i blog, ma diciamo chiaramente che tale scarso amore è soprattutto per quelli autoreferenziali, diaristici e in sostanza privi di un reale contenuto informativo. Con i post su altri siti che si occupano di V-Day abbiamo voluto segnalare il nostro articolo, e con esso la nostra opinione di perplessità su alcuni aspetti dell’iniziativa. In confronto a molti attacchi pesanti, volgari e talvolta inqualificabili a Grillo che ho visto in giro in questi giorni a opera di chi la pensa in maniera opposta a lui, ritenevamo che un articolo documentato, garbato e che esprimeva perplessità (e non ostilità, odio, aggressione), fosse una base interessante di discussione, e anche di confronto col pubblico che Grillo lo segue (non sempre acriticamente, ho notato…). Abbiamo preferito mettere il link invece che postare l’intero articolo perché quest’ultima soluzione ci pareva ben più invasiva dello spazio web altrui.
In alcuni siti l’articolo ha già ricevuto apprezzamenti per il suo punto di vista documentato ed equilibrato. Da altre parti invece ho notato che c’è un senso di “democrazia” a senso unico: possono parlare tutti, purché siano favorevoli al V-Day. Un po’ contraddittorio, ma va bene così.
In ogni caso, non abbiamo cercato la pubblicità fine a se stessa del nostro sito, che non è commerciale, non ha fini di lucro e si muove su tantissimi altri territori oltre a quello della politica e delle iniziative come il V-Day. Basta dare un’occhiata ad esso per notare quanto sia anti-commerciale e non cerchi facili consensi. Lo stesso “osare” esprimere perplessità su un personaggio da molti idolatrato come Grillo e su un’iniziativa plebiscitaria come il V-Day per molti può apparire un’idea suicida, ma per noi è importante esprimere le nostre opinioni a tutti coloro che hanno voglia di prenderle in considerazione. Ciò cui personalmente ambisco è un mondo meno banale, meno zero o uno, meno ci sei o non ci sei, meno amici o nemici. L’occhio umano distingue almeno 64 gradazioni di grigio, non ci sono solo il bianco il nero. O il nero e il rosso.
Mi spiace per quello sprezzante “signorino” di Malaerba e il lapidario giudizio di “SPAM”, ma anche questa è la democrazia di Internet. In ogni caso, se coi nostri post abbiamo disturbato, me ne scuso.
Un caro saluto,
Hugo Fast
Salve.
Ho letto l’articolo in questione e anche se mi trovo in disaccordo in diversi punti (che non sto qui ad elencare), non ho mai voluto mettere sotto processo l’articolo, ma il modo in cui è stato presentato, mi spiego.
Moltissima gente, approfitta di questo metodo di comunicazione, per fare pubblicità spudorata del proprio sito/blog, senza tenere in considerazione l’opinione dell’amministratore, come se tutto fosse dovuto.
Se il signor “kosmo” avesse avuto l’accortezza di mandarmi un’email spiegandomi le sue intenzioni, o pubblicando l’articolo con il nome dell’autore senza link, non avrei censurato il suo commento, anzi… ogni opinione su un’argomento è sempre ben accetta perchè permette un dialogo e quindi una crescita.
Detto questo, non ho nessun problema e anzi, vi invito a pubblicare l’articolo completo (senza link a siti o blog, ma solo l’articolo con il suo punto di vista e l’autore) su questa pagina di commenti.
Saluti
Ciao Elfobianco, ti ringrazio per la risposta e l’ospitalità: raccogliendo il tuo invito, incollo sotto il testo integrale dell’articolo originariamente pubblicato sul nostro sito.
In ogni caso, buon V-Day a tutti coloro che aderiranno a questa manifestazione.
Un caro saluto,
Hugo Fast
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V-Day e Beppe Grillo: ecco perché sono perplesso
di Hugo Fast
Tanto vale dirlo subito: questo è un articolo lungo e impopolare, per cui decidete pure ora se andare avanti nella lettura. Ma sappiate che io voglio scriverlo e pubblicarlo quattro giorni prima del tanto pubblicizzato V-Day, ovvero come si dice “in tempi non sospetti”, sull’onda di idee che mi frullano in testa già da qualche mese. Sono sempre meno convinto della piega che sta prendendo l’operato di Beppe Grillo, di cui pure sono stato estimatore per tanti anni. Mi chiedo se veramente l’Italia di oggi, e in particolare i suoi giovani, abbiano bisogno di un Masaniello dell’Internet, ovvero di un signore che sfruttando la sua innegabile capacità di comunicare in maniera semplice e popolare agiti le coscienze con argomentazioni di facile presa ma non sempre solidissimo fondamento. Metto le mani avanti: se pensate che voglia demolire Grillo, che parla soprattutto al popolo del centro-sinistra, perché magari le mie idee sono di centro-destra, ebbene vi sbagliate. In questo momento non mi riconosco in nessuno dei due schieramenti che si spartiscono la “torta” della politica italiana, e del resto questa rivista non si definisce “nihilista” per niente. No, quello che sta facendo Grillo non mi piace perché mi sembra sconfinare troppo spesso nel qualunquismo, e soprattutto in quell’anti-politica che porterà nella tomba quel poco che ancora resta della società italiana. Per molti anni ho apprezzato le sue denunce e il suo recitare, che insieme costituivano un mix azzeccatissimo di divertimento e impegno sociale. Mi sono indignato quando, già nel 1986, Grillo venne esiliato da tutti i più importanti media italiani perché parlava troppo, e quell’esilio è stato così forte che lui è uno dei pochi a cui, a differenza di Santoro, Fo, Travaglio, Guzzanti, non è mai stato concesso di “ritornare”, neanche a distanza di molti anni. Questo vuol dire che Grillo fa veramente paura per quel che dice e può dire, anche adesso. E stimo certamente il suo impegno sociale, soprattutto quando utilizza la sua vis comica per smascherare le mille speculazioni delle società farmaceutiche, di telecomunicazioni, del mondo dell’auto e dell’energia, speculazioni spesso compiute con la “collaborazione” di non piccoli settori del mondo politico.
Le mie perplessità iniziano invece dal suo blog che, diventato in breve tempo seguitissimo e potentissimo, negli ultimi anni è scivolato troppo spesso nel semplicismo, nella demagogia, nel populismo. Ma soprattutto mi preoccupa il fatto che il blog abbia dato origine al fenomeno dei “Grillo-boys”, ovvero di quegli internauti più assetati di trovare impegno sociale mischiato a messaggi semplici, cause da abbracciare insieme a atteggiamenti manichei (“questo è bene, l’altro è male”), voglia di sentirsi una spanna sopra gli altri nel mondo dell’impegno e della conoscenza senza però esserlo realmente. Sono questi internauti, per lo più nella fascia dei 20-30 anni e con un livello di scolarità spesso universitario, a costituire lo zoccolo duro del potere mediatico che Beppe Grillo in pochi anni ha saputo costruire. Sono i figli di un’Italia cresciuta a pane e Striscia la notizia, molti dei quali convinti che Antonio Ricci faccia veramente controinformazione e Oliviero Toscani sia un creativo rivoluzionario. A questi ragazzi Grillo ha dato in pasto tematiche sacrosante sostenute però da argomentazioni talvolta approssimative, assecondandoli su quella voglia di anti-politica che provoca un sostanziale scollamento tra l’impegno espresso a parole e le scelte che poi si fanno in cabina elettorale. Io sono invece convinto che l’Italia abbia un profondo bisogno di politica, oggi più che mai: politica non vuol dire stare ore a discutere se è più brillante Berlusconi o più capace Prodi. Se ha sbagliato più Stalin con i suoi gulag o Hitler con i suoi lager. No, fare politica oggi significa riflettere, proporre e mettere in atto azioni concrete su temi come una riforma equa e sostenibile del sistema previdenziale, un rilancio dell’economia di produzione che in Italia latita da vent’anni, una revisione dei meccanismi di spesa sanitaria e assistenziale per una società che sta diventando sempre più vecchia, un modello sociale che abbini l’integrazione degli immigrati con la difesa della sicurezza e dei diritti acquisiti dei già residenti. Su questi temi negli ultimi anni si è discusso molto ma non abbastanza, e in concreto si è fatto ben poco, preferendo concentrarsi su una logorante guerra tra poli, sul mantenimento di posizioni di potere personale e su un globale comportamento consociativo che ha impedito, a destra come a sinistra, il dispiegarsi di azioni realmente incisive sui problemi del Paese in favore di iniziative estemporanee, sostanzialmente inutili ma di grande impatto mediatico (non so, robe come i blocchi stradali fuori dalle discoteche, le inapplicabili iniziative sul rimpatrio forzato degli immigrati clandestini, le riforme di cicli e programmi scolastici, ecc…).
L’Italia del 2007 sta perdendo terreno a vista d’occhio rispetto agli altri paesi europei, e farebbe bene a concentrarsi su problemi certamente giganteschi ma senza la risoluzione dei quali non si va da nessuna parte. Qualche esempio? Eccolo, a patto di non considerare esaustivo l’elenco che segue:
La sopravvivenza della mentalità del privilegio e di carrozzoni in cui questa continua a essere celebrata. Per esempio, quasi fossero sul Titanic e stessero ballando forsennatamente, i dipendenti di un’Alitalia piegata in ginocchio da decenni di privilegi che non hanno mai trovato riscontro in nessun’altra compagnia occidentale, che fanno davanti alle dolorose ma necessarie ipotesi di risanamento? Semplice: scioperi “tradizionali” e scioperi bianchi, col risultato di far perdere altre decine di milioni di Euro alla compagnia e anticipare così il giorno del tracollo. Uno modo geniale di difendere il proprio posto di lavoro, non c’è che dire…
1) Il recupero dell’evasione e dell’elusione fiscale, che ancor oggi si situano su livelli altissimi e gravano sulle spalle di ben precise categorie sociali. Il diretto risultato è un livello di tassazione che impedisce lo sviluppo degli imprenditori onesti e mina alla radice il potere di acquisto e di spesa dei cittadini che le tasse le pagano.
2) La sconfitta della criminalità organizzata che in numerose regioni sarà forse indebolita rispetto ai suoi periodi di “massimo fulgore” storico, ma è ancora ben forte e perfettamente in grado di impedire a milioni di cittadini di godere di servizi essenziali come la distribuzione dell’acqua, la raccolta efficiente dei rifiuti, lo sviluppo stradale a costi controllati.
3) La bassissima produttività della macchina del pubblico impiego, drammaticamente inefficiente e farraginosa rispetto alla media europea nonostante i periodici proclami di dinamismo e managerialità, nonostante le periodiche indignazioni di singoli dipendenti pubblici che prendono carta e penna per scrivere ai giornali e dire che loro lavorano più e meglio dei colleghi del privato. Balle: basta aver fatto un esame universitario di statistica per sapere che cifre e indicatori si possono taroccare fino a dimostrare esattamente quel che si vuole. Quando poi si va in tanti uffici pubblici e parapubblici però, gli scenari sono sempre gli stessi: impiegati che si muovono tra le scrivanie con la velocità dei brontosauri, cartelli scritti a mano e appiccicati col cerotto che invitano a rivolgersi ad altri sportelli, informazioni errate, incomplete e che variano a seconda dello sportellista… Le solite cose dell’Italia di sempre, che oggi sono un po’ migliorate ma ancora lontanissime dall’essere risolte. E accettabili.
4) Il delirio creativo di molti amministratori di enti locali che inventano continuamente ordinanze, divieti, delibere, gabelle che hanno l’unico scopo di paralizzare la gestione pubblica, con un eterno e strisciante conflitto tra governo, regioni, province, comuni, soprintendenze e chi più ne ha più ne metta. Esempio patente di ciò è l’annosa questione TAV sì/TAV no, dove piccoli funzionari in possesso della carica di “sindaco” di paesi di alcune migliaia di abitanti sono in grado di paralizzare decisioni prese in sede comunitaria pensando all’interesse di decine di milioni di europei.
5) Il meccanismo delle raccomandazioni e delle cordate, ancora vivissimo nell’università, nella sanità, negli enti locali e territoriali, ma anche in molte grandi aziende private: se non sei “amico di”, oppure rampollo di una casata in qualche modo nota, o ancora benvoluto dal “barone” di turno, non hai accesso alle stanze dei bottoni. Che poi tu sia una sotto-mummia, o qualcosa del genere, poco importa: intanto ti nomino e tu incassi. Se poi il paese si paralizza per mancanza di gente che sappia che decisioni prendere, e abbia il fegato di farlo, non importa, non importa…
6) Il bassissimo tasso di capitalizzazione delle imprese italiane, che spesso si reggono soprattutto coi soldi delle banche e quelli dei risparmiatori, al contrario di quanto avviene all’estero dove chi vuol fare l’imprenditore si prepara a mettere personalmente sul piatto almeno il 40% del denaro che gli servirà per far girare gli affari. Il diretto risultato di questo atteggiamento sta nella scarsissima propensione a investimenti innovativi delle aziende italiane: un po’ non si vuole rischiare, un po’ non si può perché non sono soldi tuoi.
7) La quota ridicola di PIL che si investe, tanto a livello pubblico quanto privato, in ricerca e sviluppo, col risultato che nel giro di cinquant’anni l’Italia si è giocata i comparti della chimica, dell’energia nucleare, della microelettronica, giusto per citarne alcuni.
9) La mancanza di piani pubblici di sviluppo industriale, urbanistico e sociale. All’estero le cose sono andate diversamente, come testimoniano la creazione da zero del maggior polo direzionale europeo presente a Parigi nella cittadella della Défense, la realizzazione di un sistema ferroviario pervasivo e di grande efficienza in Francia e Germania, lo sviluppo della ricerca universitaria e applicata in Danimarca, la rinascita di un paese in declino come l’Irlanda.
10) La sostanziale ignavia dei nostri politici di tutti i colori che, ben lungi dal tentare interventi strutturali in uno qualsiasi dei campi sopra individuati, si limitano a gestire “l’ordinaria amministrazione”, evitando accuratamente o almeno differendo ogni decisione che potrebbe portarli a perdere anche singole manciate di voti.
Ecco, io non ho nulla in contrario alla proposta di Grillo di liberare il Parlamento di coloro che hanno sulle spalle una sentenza di condanna passata in giudicato. Anzi, sono perfettamente d’accordo con questa proposta, come sono d’accordo nelle sue spinte al contenimento della spesa per le auto blu e gli altri privilegi di cui godono parlamentari e consiglieri regionali. Ma sono discorsi che non mi bastano: Grillo, con l’enorme seguito mediatico di cui può disporre, mi fa paura per la possibilità di allevare una generazione di qualunquisti che credono che indignandosi un po’ le cose si risolvono, e soprattutto che a problemi complessi si possano trovare soluzioni semplici: andare al Parlamento Europeo e chiedere una Costituzione che possa essere letta anche da un bimbo di sei anni vuol dire fare qualunquismo, e voler ridurre il governo di macchine complessissime come i moderni stati europei a un mucchietto di slogan.
Volete il V-Day? Fatelo, ma il mio timore è che si trasformerà in un’occasione di festa di piazza un po’ cazzara e generica, ove molti firmeranno qualcosa che nemmeno sanno bene cos’è, che alle domande impietose di qualche giornalista un po’ “rompino” faranno delle figure patetiche, e che alla fine torneranno a casa convinti di aver dato una bella spallata alla società dei privilegi e dei potenti. Salvo poi cercare, un giorno o un mese dopo, di vincere un concorso per ricercatore universitario con l’appoggio del Prof. cui da tempo hanno offerto i loro servigi.
Stimo Grillo per il suo impegno, ma vorrei che tutta questa azione sociale si indirizzasse a creare un senso diffuso di cultura e di impegno reali, che i giovani di questa nazione fossero veramente pronti a farsi un mazzo così giorno dopo giorno (come per esempio stanno facendo i loro coetanei spagnoli) per riuscire a svegliare e svecchiare questo paese. Ma soprattutto a rimetterlo in moto sui grandi temi dell’economia, della ricerca, dello sviluppo di un nuovo modello sociale. E tutto questo si chiama politica, non anti-politica.
Il pregio di Grillo è quello di aver attirato l’attenzione di molti cittadini sulla politica ( e non solo) più di quanto abbiano mai fatto i politici. Vuoi perchè fa ridere, vuoi perchè è un casinaro ma i suoi attacchi si sentono. E’ vero che per principio non bisogna accettare acriticamente le parole di Grillo, così come quelle di nessuno. Ma se qualcuno mi dice “Lo sapevi che…”, quel qualcuno mi sta dando uno spunto per interessarmi verso un qualcosa. Poi potrò essere daccordo come no, ma, almeno, so che c’era qualcosa su cui essere daccordo o in disaccordo. E come lo dice Grillo “Lo sapevi che…” non lo dice nessuno.
Completamente d’accordo
Sicuramente partecipi o hai contatti con gli Organizzatori e lo staff di beppe..
ho una proposta, perchè non coinvolgete Caparezza?
che fine ha fatto?
La musica pùo fare molto, per accompagnare un’evento come quello del V-day
ciao.
L. Pari è il cantante “ufficiale” di beppe grillo
P.S. Come mai il commento è arrivato cosi tardi ? il v-day è passato da un bel pezzo!!!!
problemi di wordpress ?